Mafia. L’ascesa di Nino Nastasi. Quando nascose l’esplosivo per le stragi del ’93

Mafia. L’ascesa di Nino Nastasi. Quando nascose l’esplosivo per le stragi del ’93

2020-04-27T16:56:14+02:00 20th Gennaio, 2015|inchieste|

Da semplice pastore a titolare di un impero da diversi milioni di euro di beni. E’ la storia di Antonino Nastasi, mafioso di spicco della famiglia di Castelvetrano, condannato all’ergastolo per omicidio.
A lui e all’imprenditore salemitano Salvatore Angelo, gia’ condannati nell’ambito dell’operazione “Mandamento”, per associazione di tipo mafioso e fittizia intestazione di beni, i Carabinieri del ROS e del comando provinciale di Trapani, hanno sequestrato beni per un totale di 18,5 milioni di euro.

Nastasi è stato arrestato nel 1996 per associazione mafiosa ed omicidio nell’ambito dell’operazione Omega. Il suo calibro criminale viene fuori anche prima dell’operazione Omega. Viene indagato per diversi omicidi negli anni 80’ e primi anni 90’. Il collaboratore di giustizia Pietro Carra ha riferito poi che in uno dei terreni di Nastasi a Castelvetrano, è stato nascosto l’esplosivo che sarebbe poi stato utilizzato per gli attentati mafiosi del 1993 a Roma, Firenze e Milano. E ancora Vincenzo Ferro, figlio del noto Giuseppe, ha dichiarato che Nastasi nel 1995 era l’intermediario degli interessi tra Matteo Messina Denaro e Antonino Melodia.

Ma parte da lontano la carriera mafiosa di Nastasi. Proveniva da una famiglia non proprio benestante. Lui continuò l’attività del padre di allevamento di pecore. Ma solo sulla carta, sembra. Perchè nonostante il suo esiguo reddito, comprò “cash”, senza mutuo, alcuni immobili negli anni 70. Poi nel 1985 assieme a Nicolò Ciaccio, Gaspare e Nino Spallino (cugini di Nastasi), diede vita alla Agrisicula s.a.s., una azienda agricola che a pochi giorni dalla costituzione comprava un vasto terreno in contrada Rampante Favara a Castelvetrano a 120 milioni di lire, senza contrarre mutuo. E senza che i coniugi Nastasi avessero redditi idonei a coprire le quote di investimento.
Che qualcosa fosse anomalo se n’erano accorti i carabinieri di Castelvetrano nel 1986 quando a proposito di Nastasi scriveva:“…in questi ultimi anni è entrato a far parte, assumendone una posizione di prestigio nel contesto del mondo mafioso di questo centro (omissis). Tale ascesa è confermata anche dalla sua scalata economica. Da semplice nullatenente, come anche erano i suoi componenti la famiglia originaria, è arrivato ad essere un proprietario terriero e un allevatore di bestiame…”.
Dopo l’arresto di Nastasi, nel 1996, è stata la moglie, Antonina Italia, a gestire l’azienda, almeno sulla carta, che nel frattempo continuava a percepire contributi comunitari nonostante il marito fosse sorvegliato speciale. Poi dal 2004 l’azienda intestata alla moglie di Nastasi ha percepito contributi dall’Agea per 76 mila euro per l’attività svolta sui terreni intestati a Nastasi, già ergastolano, ma girati in affitto con il “comodato d’uso”. I due in trent’anni di matrimonio hanno messo su un patrimonio dal nulla. L’indagine patrimoniale nei confronti di Nastasi ha accertato il trasferimento fraudolento a favore di prestanome di quote societarie di proprietà della moglie, Antonina Italia, e le modalità’ attraverso cui gli utili d’impresa venivano incamerati dalla famiglia mafiosa di Castelvetrano.
Poi dagli accertamenti eseguiti dalla Polizia di Stato nell’ambito dell’indagine Golem II è emerso che Nastasi era socio della Cooperativa Agricola Mediterranea, costituita nel 1977, della quale facevano parte anche esponenti di spicco della mafia castelvetranese come Guttadauro Filippo, Messina Denaro Francesco, Clemente Domenico.
Gli interessi di Cosa nostra quando si concentrano sulle energie rinnovabili trovano pronti i coniugi Nastasi. Le famiglie di Castelvetrano e Salemi erano in grado di monitorare le opere di maggiore rilevanza sul territorio, mediante il sostegno dell’allora consigliere comunale di Castelvetrano Santo Sacco, intervenendo nella loro esecuzione attraverso una fitta rete di società controllate dall’imprenditore Salvatore Angelo di Salemi. L’organizzazione riesce a infiltrarsi in diversi affari nelle province di Trapani, Agrigento e Palermo, attraverso la sistematica acquisizione dei lavori per la realizzazione degli impianti di produzione delle energie rinnovabili, i cui proventi venivano in parte destinati alle esigenze di sostentamento del latitante castelvetranese Matteo Messina Denaro.
Anche dal carcere Nastasi riusciva a controllare, attraverso la moglie, gli affari della Ecol Sicula srl, società in cui partecipava anche la famiglia Spallino. Negli ultimi anni è stata messa in moto la macchina della distrazione delle quote societarie della Ecol Sicula e della Agrisicula. Con l’obbiettivo di nascondere i veri titolari di quelle aziende. Un meccanismo ormai ben rodato per le famiglie mafiose, ma che è stato scoperchiato con il sequestro di questi giorni.

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Giacomo Di Girolamo
Mi occupo di economia, mafia, ambiente, corruzione. Trasmetto da una radio della provincia di Trapani, Rmc 101, e scrivo inchieste per un portale, Tp24.it. Ogni tanto anche su La Repubblica, Il Fatto Quotidiano, Il Sole 24 Ore. Ho pubblicato “Matteo Messina Denaro – L’invisibile” (Editori Riuniti) e “Cosa Grigia” (Il Saggiatore). Nel 2014 ho vinto il Premiolino, il più importante riconoscimento giornalistico in Italia. A Settembre del 2014 è uscito, sempre il Saggiatore, “Dormono sulla collina”. Da Febbraio scorso ho deciso di rovinarmi definitivamente la vita con un libro chiamato "Contro l'antimafia". La mia mail è: giacomo@ilvolatore.it