Mafia e massoneria deviata ad Agrigento e Trapani, il ruolo di Carmelo Vetro

Mafia e massoneria deviata ad Agrigento e Trapani, il ruolo di Carmelo Vetro

2020-04-21T12:08:34+01:00 16th Maggio, 2017|inchieste|

A fare da sfondo alle indagini che riguardano Cosa nostra e la massoneria deviata in Sicilia e in particolare quella di Trapani e Agrigento che vedrebbero l’esistenza di una “Superloggia” come centro di potere e riferimento per gli affari e gli appalti pubblici dell’Isola, guidata dallo stesso boss di Castelvetrano, Matteo Messina Denaro, come abbiano già raccontato con una nostra inchiesta (cliccate qui per leggere l’articolo), ci sono le dichiarazioni dell’architetto agrigentino Giuseppe Tuzzolino. Arrestato nel giugno 2013 per truffa al Comune di Palma di Montechiaro,  le sue parole nel corso del processo a carico del presidente della Regione Raffaele Lombardo, toccano, tra gli altri appalti del trapanese, anche quello relativo ai lavori del Tribunale di Marsala, tramite l’ex suocero, l’architetto Calogero Baldo che ha respinto le accuse e denunciato lo stesso Tuzzolino.

E di cose Tuzzolino ne ha raccontate e tante, anche se per verificare la sua credibilità sono al lavoro diverse Procure siciliane. Con le sue ricostruzioni ha tracciato le mappe della massoneria agrigentina, l’organigramma e la struttura. L’architetto parla del sistema del malaffare a Lampedusa, con il coinvolgimento dell’ex sindaco dell’isola, Bernardino De Rubeis, l’ingegnere di Licata Giuseppe Gabriele e l’architetto di Palma di Montechiaro Gioacchino Giancone, tutti a processo ad Agrigento in cui, proprio Tuzzolino, è stato teste.

E Tuzzolino oltre a raccontare di una massoneria a struttura piramidale e gerarchica divisa in gradi, in base all’anzianità e agli anni di appartenenza, ha raccontato tanto anche di una figura centrale inserita nel sistema criminale agrigentino, quella di Carmelo Vetro. Giovane di Favara, mafioso e massone fin dalla giovane età.

Così spiega Tuzzolino la “messa in sonno” sua e di Vetro in seno alla massoneria. “Io venni messo in sonno nel giugno 2012. Partecipo – però – fino al Maggio 2013. Vengo “messo in sonno” dopo l’operazione Nuova Cupola quando fu arrestato Carmelo Vetro, per il quale avevo garantito io, e per evitare scandali giornalistici sono stato messo da parte. Carmelo Vetro fu sospeso subito dopo il suo arresto da parte della Dda di Palermo. Le due sospensioni, la mia e la sua, sono collegate. Le persone che appartengono a logge diverse in teoria non potrebbero avere rapporti professionali”.

Ha bruciato le tappe Vetro, grazie al cognome “pesante” in campo criminale – figlio del mafioso Giuseppe Vetro -, fin da ragazzino “andava a cercare le imprese e dava protezione al latitante Maurizio Di Gati”. Per i giudici agrigentini che due anni fa lo hanno condannato a 9 anni di reclusione per associazione mafiosa, Carmelo Vetro è personaggio principale  del processo “Nuova Cupola”.

E di Vetro ne parla lo stesso boss e pentito, Maurizio Di Gati, che lo indica come appartenente al Grande Oriente d’Italia. Queste le sue dichiarazioni: “Carmelo insieme a Rosario Chianetta mi ha aiutato trovandomi un alloggio dove trascorrere la latitanza. Mi misero a disposizione una casa di Favara. Mi portavano da mangiare. Io, Chianetta e Carmelo Vetro, nel 2005, un anno prima del mio arresto, eravamo soci in un impianto di calcestruzzo. Avevamo delle quote occulte, non ricordo chi fossero i prestanome”.

Per i giudici “Carmelo Vetro è un uomo a disposizione di Cosa Nostra fin dalla tenera età, si muove abilmente all’interno della consorteria, forte della storia familiare e desideroso di avanzare frettolosamente nella carriera criminale.
 Non c’è però la prova del suo ruolo di capo.  Il riassetto degli equilibri mafiosi, portato avanti dal palmese Francesco Ribisi e dal suo fedele collaboratore Giovanni Tarallo, non era ancora stato ultimato. Un particolare sul quale i giudici si soffermano è quello dell’affiliazione a un’importante loggia massonica del giovane. ”Durante la perquisizione sono stati trovati due documenti attestanti l’appartenenza alla “Gran loggia d’Italia degli antichi liberi accettati muratori” e segnatamente la tassera di primo grado e la tessera di secondo grado”. A confermare l’importanza, comunque, della sua figura, ci sono le decine di intercettazioni ambientali fra Ribisi e Tarallo che, quando discutono degli “affari” di Favara, fanno sempre riferimento a Vetro.

Tornando a Tuzzolino, invece, indica Carmelo Vetro come la sua assicurazione sulla vita. Tuzzolino: “Carmelo Vetro è la mia garanzia su tutto, la mia garanzia sulla vita, la mia polizza personale, assicurazione su tutto”. Qui invece descrive alcuni degli incontri tra i protagonisti poi arrestati nell’operazione Cupola: “Nel 2008, prima di una tornata massonica, Carmelo Vetro mi domandò se conoscessi l’ingegnere Gabriele. Con il Vetro avevo rapporti sia professionali che massonici oltre ad essere un ottimo amico e socio. In quel periodo lavoravo per la Welltech srl. gestita dall’architetto Calogero Baldo. Il Vetro aveva imprese edili e produzioni di ferramenta. Carmelo Vetro apparteneva a Cosa Nostra. Vetro viene presentato in massoneria per farci accreditare su Trapani mentre eravamo in piena partecipazione nella gara di direzione lavori per l’esecuzione della costruzione del Tribunale di Marsala. Vetro mi chiede dell’ingegnere Gabriele perché aveva un lavoro edile a Ravanusa. L’ingegnere Gabriele, se non sbaglio, era dirigente dell’ufficio tecnico comunale di quel comune. Dopo la richiesta del Vetro organizzai un incontro a Ravanusa dove si incontrò con Gabriele. Sapevo già, anche se non lo conoscevo personalmente, che Gabriele faceva parte della massoneria (detto dal dottor Castellino). L’ingegnere Gabriele era considerato uno dei più grandi massoni (al Goi e alla Loggia Garibaldi di Licata presieduta da Carmelo Puzzangaro).

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Giacomo Di Girolamo
Mi occupo di economia, mafia, ambiente, corruzione. Trasmetto da una radio della provincia di Trapani, Rmc 101, e scrivo inchieste per un portale, Tp24.it. Ogni tanto anche su La Repubblica, Il Fatto Quotidiano, Il Sole 24 Ore. Ho pubblicato “Matteo Messina Denaro – L’invisibile” (Editori Riuniti) e “Cosa Grigia” (Il Saggiatore). Nel 2014 ho vinto il Premiolino, il più importante riconoscimento giornalistico in Italia. A Settembre del 2014 è uscito, sempre il Saggiatore, “Dormono sulla collina”. Da Febbraio scorso ho deciso di rovinarmi definitivamente la vita con un libro chiamato "Contro l'antimafia". La mia mail è: giacomo@ilvolatore.it