La storia dell’Ospedale di Marsala/1. Anni di inchieste e processi sui lavori

La storia dell’Ospedale di Marsala/1. Anni di inchieste e processi sui lavori

2020-04-19T17:49:03+02:00 28th Ottobre, 2019|inchieste|

Dieci anni fa apriva il nuovo ospedale “Paolo Borsellino” di Marsala. Un’opera maestosa che rischiava di rimanere un’incompiuta. Progettata negli anni ‘80, ci sono voluti più di 20 anni per completarla.

L’ospedale è stato per anni un’incompiuta, nonostante i miliardi di vecchie lire spesi. Tra inchieste giudiziarie, prezzi gonfiati, arresti eccellenti, e varianti in corso d’opera. In questi giorni si è chiusa una vicenda durata anni, con i protagonisti di quei lavori condannati a risarcire circa 5 milioni di euro per i lavori del nuovo ospedale.
Da oggi raccontiamo, a puntate, cosa è successo nei lavori del “nuovo” ospedale di Marsala, come un “comitato d’affari” ha agito, la storia del “Paolo Borsellino”, le inchieste, i ritardi.

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“Questo è un atto coraggioso”. Estate 2009, il sindaco di Marsala Renzo Carini definisce così la scelta di aprire, finalmente, dopo anni, il nuovo ospedale di Marsala. Sono passati dieci anni da quei giorni. Da quando il vecchio Ospedale San Biagio, fatiscente e non più sostenibile, andava in pensione, con il sindaco che con un’ordinanza disponeva il trasferimento e l’apertura del nuovo ospedale Paolo Borsellino in contrada Cardilla.
Era il 2009, ma ci sono voluti più di 20 anni per realizzare quello che negli anni ottanta era stato pensato per essere un ospedale d’eccellenza in Sicilia occidentale.

20 anni di lavori, di intoppi burocratici, di soldi spesi, di procedure bloccate, ritardi, e tanti altri pasticci a cui, purtroppo, siamo abituati. 20 anni in cui è successo di tutto, e in mezzo tanti soldi spesi e prezzi gonfiati. In mezzo anche inchieste giudiziarie e arresti eccellenti su quello che venne definito un comitato d’affari che aveva messo le mani sui lavori dell’ospedale.

Oggi, a dieci anni dall’apertura del nuovo ospedale, a più di trenta dall’inizio dei lavori, qualcosa è successo. Alcuni di quei soldi spesi, più del dovuto, dovranno essere restituiti. E ci sono sentenze che dicono, a prescindere dagli esiti, che sì, sul nuovo ospedale di Marsala ci sono stati pasticci e sprechi enormi, con quello che possiamo definire un comitato d’affari che ha agito, sapientemente, per far alzare i prezzi illecitamente.
Viene fuori tutto questo dalla sentenza del Tribunale di Marsala di qualche giorno fa, che in sede civile ha condannato al risarcimento danni alcuni dei personaggi chiave dei lavori di realizzazione del nuovo Ospedale di Marsala.

Lavori che nel 1995 vennero messi sotto la lente della Procura di Marsala nell’indagine “Glass”. Un’inchiesta che aveva coinvolto ben 48 persone.
Sul capo dei personaggi finiti alla sbarra (ex amministratori dell’ex Usl 3, funzionari pubblici, progettisti, costruttori e altri imprenditori)accuse assai pesanti. Dalla corruzione all’interesse privato, dalla truffa alla frode in pubbliche forniture, all’abuso e al falso. In pratica, secondo gli inquirenti (a condurre l’indagine fu la sezione di pg dei carabinieri presso la Procura), sarebbe stato attivato un meccanismo che attraverso una serie di subappalti e perizie di variante avrebbe finito per gonfiare notevolmente i costi di realizzazione dell’importante opera, rimasta incompiuta per tanti anni.

Bene. Quell’inchiesta, avviata nel 1995, ha avuto una lunga storia giudiziaria, in sede penale. La sentenza di primo grado nel 2000, l’appello nel 2001, poi l’annullamento con rinvio da parte della Cassazione nel 2003, e ancora Corte d’Appello nel 2005, e sentenza irrevocabile del 2006 della Corte di Cassazione. Tra condanne, assoluzioni e poi prescrizioni dei reati. Ma i fatti sono quelli, restano, e così, finito il processo penale, passati anni, l’Asp ha deciso di chiedere i danni a funzionari, imprese e progettisti che avevano realizzato il nuovo ospedale di Marsala.

Un conto che ammonta a quasi cinque milioni e mezzo di euro da versare all’Asp di Trapani a titolo di risarcimento danni. La sentenza del Tribunale civile di Marsala (giudice Francesco Paolo Pizzo) è provvisoriamente esecutiva. Anche nel caso in cui fosse impugnata per andare in appello.

I sei condannati, quindi, entro dieci giorni dalla notifica della sentenza da parte del legale dell’Asp, l’avvocato Salvatore Parisi, devono pagare. Altrimenti, potrebbero scattare i pignoramenti. A dover versare le ingenti somme (l’Asp ha intentato la causa civile dopo la conclusione del lungo processo penale) sono gli imprenditori edili Paolo Pace e Mariano Busetta, l’ex presidente dell’allora Usl 3 di Marsala Aldo Fratelli e tre tecnici progettisti dell’opera, gli ingegneri Paolo Carlo Parrinello e Michele Giglio e l’architetto Franco Operti. Tutti, in solido, devono versare all’Asp di Trapani ben quattro milioni e 990 mila euro. Giglio e Operti, inoltre, sempre in solido, altri 390 mila. I condannati devono, inoltre, pagare anche le spese legali all’Asp (70 mila euro). L’unico a non essere condannato a risarcire il danno all’Asp è stato Gaspare Aleo, geometra del Genio civile. A difenderlo è stato l’avvocato marsalese Salvatore Bilardello. Nel caso di Aleo, è stata anzi l’Asp ad essere condannata: dovrà versare ad Aleo le spese legali sostenute per difendersi nella causa davanti al giudice civile.

Nelle prossime puntate vedremo tutti i pasticci, i soldi spesi, e i prezzi “gonfiati” per costruire in 20 anni il nuovo ospedale di Marsala.

About the Author:

Giacomo Di Girolamo
Mi occupo di economia, mafia, ambiente, corruzione. Trasmetto da una radio della provincia di Trapani, Rmc 101, e scrivo inchieste per un portale, Tp24.it. Ogni tanto anche su La Repubblica, Il Fatto Quotidiano, Il Sole 24 Ore. Ho pubblicato “Matteo Messina Denaro – L’invisibile” (Editori Riuniti) e “Cosa Grigia” (Il Saggiatore). Nel 2014 ho vinto il Premiolino, il più importante riconoscimento giornalistico in Italia. A Settembre del 2014 è uscito, sempre il Saggiatore, “Dormono sulla collina”. Da Febbraio scorso ho deciso di rovinarmi definitivamente la vita con un libro chiamato "Contro l'antimafia". La mia mail è: giacomo@ilvolatore.it