Chi è Giorgio Comiero, il faccendiere di Mazara coinvolto nel traffico di rifiuti

Chi è Giorgio Comiero, il faccendiere di Mazara coinvolto nel traffico di rifiuti

2020-04-21T12:39:32+02:00 15th Febbraio, 2017|inchieste|

 Chi è Giorgio Comerio? Ingegnere di Busto Arsizio, vive a Mazara del Vallo,dopo essere stato per anni latitante in Tunisia. Il suo nome è noto alle cronache per diverse circostanze. Negli anni ’90 progettava di inabissare le scorie nucleari sui fondali marini servendosi di siluri penetratori. Indagato da diverse procure italiane, non è stato mai condannato per reati ambientali. Ma il nome di Comerio torna adesso di attualità e ha sempre a che fare con il traffico illegale di rifiuti.

La Commissione parlamentare sui rifiuti presieduta dall’onorevole Alessandro Bratti è riuscita a ottenere la desecretazione di 61 documenti riservati del Sismi. Tra questi una lista di 90 affondamenti dolosi individuati nel 1995 e un report che aggiunge nuovi inquietanti particolari  Giorgio Comerio.

Sul suo blog, Bratti spiega che «i documenti contengono diverse note, analisi, rapporti informativi dei servizi di sicurezza militare, che arrivano fino a metà degli anni 2000, riguardanti soprattutto l’attività di contrasto dei traffici illegali di rifiuti, soprattutto radioattivi. Uno dei documenti declassificati – ritenuto dalla commissione particolarmente significativo – è un rapporto dettagliato su Giorgio Comerio, imprenditore navale già audito dalla commissione il 25 maggio 2015, al centro di alcune indagini della magistratura negli anni passati. Il rapporto del Sismi del 21 aprile 2004 delinea la sua figura offrendo alcuni episodi fino ad oggi inediti, particolarmente inquietanti e che richiederanno un’attività di approfondimento. Secondo il Sismi, Comerio “risulterebbe contiguo o organico ad una serie di traffici clandestini con particolare riferimento allo smaltimento di scorie nucleari e rifiuti tossici, riciclaggio di denaro, contrabbando di armi”Comerio avrebbe operato dal 1995 in poi nella zona della Baia di Hungnam, grazie ad accordi stretti con il governo della Corea del Nord. Secondo l’intelligence militare il suo gruppo ODM sarebbe stato coinvolto nello smaltimento di “200.000 cask di residui radioattivi”, per una cifra d’affari di “227 milioni di dollari”. Questo smaltimento sarebbe avvenuto – secondo il Sismi – nell’area di Taiwan».

Nel documento dei servizi segreti militari comparirebbe inoltre anche un riferimento alla tragica vicenda della Moby Prince, il traghetto diretto ad Olbia che il 10 aprile del 1991, dopo una collisione con la petroliera Agip Abruzzo, si incendiò provocando la morte di 141 persone nella Rada di Livorno. Il fatto sarebbe stato inserito dall’Intelligence in una “mappa concettuale” dedicata al “traffico di materiale bellico recuperato, di scorie nucleari e di armi”. La stessa sarebbe stata inviata il 3 aprile 2003 alla Divisione ricerca e anti proliferazione del Servizio segreto militare (allora Sismi, oggi Aise). La mappa del Sismi sarebbe allegata a una nota su Comerio.  Il ruolo di Comerio è sempre rimasto poco chiaro. In un appunto del 2003 il Sisde lo considerò “sedicente appartenente ai servizi segreti, noto faccendiere italiano presumibilmente legato alla vicenda delle cosiddette navi a perdere …” In ogni caso i Servizi cercarono di stabilire un “filo diretto tra rimozione e traffico di materiale bellico” relativo alla Guerra del Golfo e il disastro della Moby Prince, ricostruendo la “presunta rete di traffici paralleli di armi, scorie e rifiuti tossici”. Da notare che i processi per il disastro della Moby Prince, comunque, non hanno portato mai all’individuazione di un colpevole.

Comerio, tra le altre cose, è legato a Licio Gelli, che aveva ospitato allorquando questi era latitante. Secondo le informative dei servizi segreti italiani, di un trafficante d’armi legato ai servizi segreti argentini e un mediatore per forniture militari all’Iran, alla Somalia, alla Libia. Era titolare di una ditta con sede a Malta che produceva missili teleguidati, si occupava anche o forse principalmente di rifiuti e aveva rilevato parte del progetto dei missili penetratori che come si è detto servono per scaricare nelle profondità marine i siluri radioattivi.

Comerio nega tutto e si dice vittima degli ambientalisti che mirano solo a farsi pubblicità:

“Personalmente ho partecipato con un gruppo di volenterosi amici con i quali abbiamo deciso di investire tempo e denaro per realizzare un progetto, una ipotesi di fattibilità ingegneristica. Buttare in mare qualche cosa attaccato a un peso in modo che non venga a galla è una tecnica conosciuta da molti anni, quindi immagino che l’idea di prendere un bidone e anziché buttarlo in mare, farlo appesantire in modo tale da buttarlo non sulla roccia della Sardegna ma magari in una zona fangosa e profonda, chiunque abbia avuto esperienza di mare possa averla accarezzata”

Qui c’è la sua scheda compilata dai servizi segreti. 

Traffico rifiuti, il documento riservato su Giorgio Comerio from ilfattoquotidiano.it

Scrive l’ex Procuratore di Marsala, Alberto Di Pisa: “Quella dell’ing. Comerio è una attività estremamente lucrosa che gli procura dei profitti per più di 600 milioni di dollari l’anno. La sua attività in realtà consiste nel vendere i suoi siluri penetratori ad almeno 45 paesi tra cui le Filippine, il Brasile, l’Irak e molti paesi africani anche se lui, in una intervista a Panorama sostenne di non essere mai riuscito a concludere alcun contratto con altri paesi. Le affermazioni di Comerio trovarono una evidente smentita nell’esito di una perquisizione effettuata nella sua villa.  Da questa perquisizione trovò conferma l’esistenza delle “navi a perdere”. Tra la documentazione sequestrata, oltre che le progettazioni riguardanti le telemine, venne rinvenuta anche della documentazione da cui risultavano contatti con paesi arabi e indiani ed altresì documenti di transazioni bancarie in dollari su banche svizzere ed ancora disegni di navi dallo scarso valore commerciale e in degrado da riparare e modificare per traffici illeciti, probabilmente navi da inabissare con il loro carico di rifiuti radioattivi”.

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Giacomo Di Girolamo
Giacomo Di Girolamo, giornalista. Mi occupo di criminalità organizzata e corruzione in Sicilia da più di 20 anni. Sono direttore della radio più ascoltata della provincia di Trapani, Rmc 101, e di un portale molto letto in Sicilia, Tp24. Miei articoli sono usciti su Repubblica, Il Sole 24 Ore, Domani. Collaboro anche con Linkiesta.  Sono autore della biografia del boss Matteo Messina Denaro: L’invisibile (un'edizione aggiornata è uscita nel 2023), di Cosa Grigia (il Saggiatore 2012, finalista al premio Piersanti Mattarella), Dormono sulla collina (il Saggiatore 2014), Contro l’antimafia (Il Saggiatore, 2016).  Per Laterza ho scritto "Gomito di Sicilia" (2018), per Zolfo "Matteo va alla guerra" (2022) e "Una vita tranquilla" (2004). Per le mie inchieste ho vinto nel 2014 il Premiolino, il più importante premio giornalistico italiano, e, nel 2022, sotto l'alto patronato della Presidenza della Repubblica, il Premio Nazionale "Paolo Borsellino". Ho raccontato la mia vita in un podcast per Audible, "L'isola di Matteo".