Lettera alla deputata Occhionero (con gentile invito alle dimissioni)

Lettera alla deputata Occhionero (con gentile invito alle dimissioni)

2019-11-12T17:57:50+01:00 12th Novembre, 2019|Contro l'antimafia|

Gentile deputata Giuseppina, detta Pina, Occhionero, lei lo va ripetendo da giorni: non ho fatto niente. E fa bene a dirlo, non è neanche indagata.

La vicenda alla quale mi riferisco è quella dell’arresto nel corso dell’ultima operazione antimafia in Sicilia del suo collaboratore Antonello Nicosiaaccusato di aver utilizzato i ruoli e le garanzie previste per i parlamentari della Repubblica italiana per entrare liberamente nelle carceri, con la scusa delle visite istituzionali, e portare messaggi ai boss reclusi, magari su carta intestata della Camera dei Deputati. Ho messo cura a scrivere la frase che ha appena letto, cura di dettagli, di definizione: Repubblica Italiana, Camera dei Deputati, reclusi, garanzie.

Sono parole importanti, sono istituzioni e figure che sono state sfruttate al soldo dell’ennesimo imbonitore dell’antimafia, Nicosia, l’uomo che preparava progetti per la legalità nelle scuole ma che invece aveva contatti con esponenti di vertice di famiglie mafiose, programmando estorsioni, danneggiamenti e altri atti intimidatori, e consentendo i contatti con gli altri associati, anche detenuti.

Lei non ha fatto niente, deputata Occhionero.
Ma per me già questo “fare niente” è sufficiente per chiedere le sue dimissioni da parlamentare della Repubblica Italiana.

Perché la triste agonia dell’antimafia, oggi, vive proprio di questo: non sapevamo / chi poteva immaginare /chi lo poteva dire.
Non ho fatto nulla / ero da un’altra parte.
Oppure: non ricordo.

L’amministratore giudiziario che si intasca i soldi dell’azienda che fu del boss? Mai mi sarei immaginato che.

Il giudice che gestisce allegramente i beni confiscati e dà le consulenze agli amici e ai figli dei colleghi? Chi lo doveva dire…
Il leader degli industriali che inneggiava alla “svolta per la legalità” e che nel frattempo aveva messo su una sorta di “mafia trasparente”? Ma sembrava così una brava persona.
L’imprenditore antiracket che faceva estorsioni? Una mela marcia che.
La scuola che con i soldi del progetto per la legalità organizza la settimana bianca? Mica potevamo immaginare.

Chi lo doveva dire.
Chi lo doveva immaginare.
Ah, averlo saputo prima.
E invece noi sappiamo. Noi immaginiamo. Noi possiamo prevedere. Tutto, o quasi. Diciamo: abbastanza.

Ed è questa la sua colpa, signora Occhionero.
Siamo fermi al punto. E il punto è l’incipit di un famosissimo articolo di Pier Paolo Pasolini: “Io so”. Che più avanti diventa: “Io so, ma non ho le prove, non ho nemmeno indizi”.
“Cos’è questo golpe?” si chiamava quell’articolo che fece epoca, nel 1974.

“Cos’è quest’antimafia?” potremmo scrivere oggi.

Perché anche lei sapeva, come me, come noi, poteva sapere, nomi, fatti e circostanze, pur non avendo le prove.
Perché lei con un po’ di diligenza in più avrebbe potuto sapere dei precedenti penali del suo collaboratore.
Sapeva della confidenza con certi boss. Anzi, ammiccava e sorrideva.
E sapeva del suo curriculum. E certi elementi sono spie che dovrebbero accendersi per tutti. Dire di se: “È Docente a contratto nella Scuola Pubblica come Esperto nei corsi PON” è imbarazzante e sospetto, come scrivere “insegna lo sbarco anglo americano e la storia della mafia presso l’UCSB” dove UCSB sta per Univerisity of California, Santa Barbara, nel cui sito, però, l’unica Nicosia che spunta, se cerchiamo, è la capitale cipriota. E poi “insegnare lo sbarco”: ma come si può?

Ha fatto finta di nulla. Per imbecillità o per sciatteria, come hanno scritto i giudici, che sintetizzano tutto nell’espressione: “un grave difetto di consapevolezza”.

Un grave difetto di consapevolezza. Che pugno allo stomaco. Avrei preferito vedere girare una mazzetta, magari, che assistere a questo scempio. Sapere che il suo collaboratore la minacciava, oppure la corrompeva, con mazzette o con piatti di cous – cous….

Perché con i delinquenti puoi prendere le misure, con certa desolante povertà di intelligenza, no.
Non la sto prendendo per ingenua, ma il sospetto viene, leggendo le intercettazioni che la riguardano. 
E noi non possiamo più essere ingenui, signora deputata, quel tempo è finito.

Ecco perché lei si deve dimettere, signora o signorina Occhionero.
Per questa pochezza, che è la pochezza di tanti tra noi. Ma in un Paese in cui si dimettono solo i ct quando falliscono i Mondiali, il suo sarebbe un gesto importante, magari accompagnato da un bigliettino: “Non sono indagata, non rischio penalmente nulla. Ma ho fatto qualcosa di più grave. Ho commesso una leggerezza, non sono state responsabile e vigile. E invito tutti ad esserlo”.

Non lo farà, lo so. E non continuiamo a sapere, pur non avendo prove. Dei testimonial dell’antimafia, degli avvocati che si arricchiscono con le parti civili, delle finte associazioni antiracket, degli esperti della legalità dalle gonfie partite iva, dei politici dai doppi volti, delle finte vittime e dei finti attentati, dei giornalisti che costruiscono carriere sulle minacce ricevute.
Fino al prossimo arresto, al prossimo scandalo, nel quale ancora una volta ci chiederemo: cos’è questa antimafia?
Giacomo Di Girolamo

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Giacomo Di Girolamo
Mi occupo di economia, mafia, ambiente, corruzione. Trasmetto da una radio della provincia di Trapani, Rmc 101, e scrivo inchieste per un portale, Tp24.it. Ogni tanto anche su La Repubblica, Il Fatto Quotidiano, Il Sole 24 Ore. Ho pubblicato “Matteo Messina Denaro – L’invisibile” (Editori Riuniti) e “Cosa Grigia” (Il Saggiatore). Nel 2014 ho vinto il Premiolino, il più importante riconoscimento giornalistico in Italia. A Settembre del 2014 è uscito, sempre il Saggiatore, “Dormono sulla collina”. Da Febbraio scorso ho deciso di rovinarmi definitivamente la vita con un libro chiamato "Contro l'antimafia". La mia mail è: giacomo@ilvolatore.it